La Banda del Montale – di Pier Luigi Guastini

In un raccoglitore di carte appartenuto allo scomparso partigiano Dardi Bruno, è raccontata la vicenda della “Banda dei partigiani del Comune di Montale” (così è definita nel diario scritto dal suo fondatore e comandante, il Dardi, per l’appunto).

La banda fu costituita il 2 luglio 1944 e, assieme al Dardi, aderirono altri 8 compagni e compaesani, “in contatto con la formazione Tigre e Fantacci di S. Piero”.
Essa ebbe vita breve, poco più di due mesi, cioè pochi giorni dopo la liberazione di Montale, avvenuta l’8 settembre 1944.

Già dal precedente settembre 1943 erano presenti nel territorio montano montalese altre e più consistenti formazioni partigiane nelle quali militavano numerosi elementi locali.
Riprendendo il libro Voci della Memoria di E. Bettazzi e A. Bolognesi, possiamo citare la formazione “Ubaldo Fantacci”, acquartierata in Felciana, sopra Santomato, la “Bozzi”, che lungo tutto l’arco dell’Appennino, e la “Buricchi”, accampata al Pian delle Vergini in cima al monte Javello, con oltre 200 partigiani, che gravitava su Tobbiana e Striglianella.

Anche se nelle carte esaminate non è specificatamente detto, sembra di capire che la costituzione della banda di Montale dovesse svolgere le proprie mansioni all’interno del capoluogo comunale facendo attività clandestina di propaganda e azioni di disturbo e di sabotaggio contro le forze e le strutture nazifasciste là presenti.

Nel diario del comandante Dardi si legge di azioni quali il prelievo di munizioni e armi dai depositi tedeschi per rifornire altre formazioni partigiane, il sabotaggio delle segnalazioni stradali per disorientare il traffico dei mezzi militari tedeschi, la ricerca e la segnalazione di campi minati.

Il 5 settembre 1944, durante il trasferimento di alcuni uomini della banda e di altri della formazione “Potente”, che erano scesi a Montale per salutare le proprie famiglie e fare rifornimento di armi e munizioni, avvenne che il gruppo, nell’attraversamento del torrente Agna, si imbatté in una pattuglia tedesca dotata di armi automatiche. Nell’inevitabile scontro a fuoco che ne seguì, al quale partecipò anche una seconda pattuglia tedesca intervenuta successivamente, nel tentativo di sganciarsi e di salvare il materiale bellico di rifornimento, restarono colpiti dalle pallottole tedesche i patrioti Nesti Enzo (mortalmente), Bertini Francesco (ferito), entrambi della banda montalese, e il patriota Tronci Giovanni (ferito) della formazione “Potente”.

Il giorno precedente, a Montale, era avvenuta una feroce rappresaglia tedesca della quale furono vittime cinque pacifici contadini che furono fucilati e poi impiccati ad altrettanti alberi lungo la via Vannucci, con la minaccia alla popolazione di non rimuoverli, pena di essere bersaglio delle sentinelle tedesche disposte sul luogo. Anche il corpo del patriota Nesti Enzo, caduto lungo l’argine dell’Agna, non poté essere recuperato subito perché i tedeschi avevano minato il terreno attorno ad esso.

L’8 settembre 1944 la banda uscì dalla clandestinità e si manifestò pubblicamente. Ormai era imminente l’arrivo dei primi soldati alleati (sudafricani). Scacciati i pochi tedeschi rimasti, la banda occupò militarmente il capoluogo del comune di Montale.

Per prima cosa, con l’aiuto di civili volenterosi, furono rimossi i cinque cadaveri che ancora penzolavano dagli alberi di via Vannucci, poi, con l’intervento del parroco fu provveduto alla loro sepoltura.
Un’altra squadra della banda, sfidando il pericolo rappresentato dai campi minati, andò a recuperare il cadavere del patriota Nesti Enzo per trasferirlo nella stanza mortuaria.

Ma la guerra non era finita perché i tedeschi, ritiratisi da Montale, erano ancora nelle vicinanze, rifugiati verso Fognano. Una pattuglia della banda in perlustrazione aveva individuato il luogo in cui alcuni tedeschi si erano ritirati, ma questi ultimi non accettarono il combattimento e si ritirarono ulteriormente salendo più in alto nel cuore della montagna.

Nel frattempo era iniziata, con l’aiuto di volenterosi contadini, la ricostruzione di tre ponti, quello alle Trecche, presso Fognano, il ponte all’Agna e il ponte Rosso in paese.

Il 9 settembre 1944, saputo che al confine del comune vi erano avanguardie alleate, tre membri della banda andarono loro incontro per segnalare le strade e le mine posate dai tedeschi.
Contestualmente, altri elementi della banda in perlustrazione verso Fognano entrarono in contatto con altri soldati tedeschi. Questa volta, la battaglia fu ingaggiata e, con il sopraggiungere di soldati sudafricani, fu possibile sbaragliare il nemico.

Nei giorni successivi pattuglie di patrioti operarono a fianco degli avamposti alleati, segnalando loro i campi minati e gli appostamenti tedeschi.

Il 12 settembre gli alleati poterono spingersi fino a Tobbiana e un loro ufficiale accompagnato da due membri della banda compirono un rischioso e delicato incarico dietro le linee tedesche. Al ritorno essi fornirono precise e utili informazioni sul sistema difensivo tedesco nella zona della Cascina di Spedaletto.

Fra il 13 e il 17 settembre, quando ormai il CLNC (Comitato Liberazione Nazionale Clandestino) di Montale aveva stabilito la propria autorità nella Montale liberata, ed aveva nominato il sindaco e la giunta (della quale facevano parte il comandante e alcuni membri della banda), squadre della banda operarono per porre sotto sequestro i beni di proprietà dei fascisti repubblichini, fuggiti nel Nord Italia e di persone facoltose che si poteva pensare colluse con il precedente regime. Per ogni sequestro eseguito veniva rilasciata regolare ricevuta, con la distinta dei beni, a coloro che li custodivano.
Circa un mese dopo, verso la fine di ottobre 1944, anche dietro lo stimolo delle autorità alleate, la quasi totalità dei beni sequestrati fu restituita ai precedenti proprietari. Anche per queste operazioni furono fatte regolari ricevute, di cui molte copie si ritrovano nel carteggio del Dardi.

Un’altra preziosa testimonianza che si ritrova in questo carteggio è rappresentata dalle ricevute dei versamenti in denaro effettuati volontariamente al CLNC dalle famiglie più abbienti di Montale. Con tale versamenti furono dispensati gli aiuti più urgenti e necessari alle famiglie bisognose.
La violenza della guerra era appena passata e, nonostante certi fenomeni di accaparramento e mercato nero, essa aveva ceduto il posto a diffuse forme irripetibili di solidarietà umana, createsi nel clima della Resistenza e sviluppatesi nei primi atti del C.L.N., sullo slancio delle quali, a livello nazionale, fu possibile, poi, la nuova Italia repubblicana (1946) e l’elaborazione della sua Costituzione (1947-1948).